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  • Immagine del redattoreDott.ssa Marta Falaguasta

“Questa me la paghi!": il vissuto emotivo del bambino punito.

“Adesso basta!...sei in punizione!”.

Quante volte si ricorre a questa minaccia?...tutte le volte che il bambino ha tenuto un comportamento sbagliato a giudizio dei “grandi”.

Il più delle volte però la punizione ha davvero un effetto effimero ed evanescente tant’è che, puntuale come un orologio svizzero, il comportamento ritenuto inappropriato ricompare molto presto.

La punizione non serve a niente se non a far accumulare rabbia e frustrazione al bambino punito, il quale, con alto grado di probabilità, reitererà molto presto il comportamento incriminato.

È necessario piuttosto fidarci delle capacità di ascolto e apprendimento dei bambini superando il pregiudizio che non ca- piscono oltre il principio “occhio per occhio, dente per dente”.

I piccoli non sono così basici.

L’errore in cui spesso si incorre è quello di credere che i bambini non ascoltino le nostre parole o raccomandazioni o che in generale non prestino attenzione quando parliamo loro.

Indubbiamente hanno un altro modo di ascoltare rispetto a noi adulti ma la differenza è nella modalità e nel linguaggio che viene utilizzato, non nella ricezione del messaggio.

I bambini hanno bisogno di comunicazioni chiare, semplici ed esplicite e nel momento in cui si vieta loro di far qualcosahanno bisogno di capirne il motivo proprio per poter ben comprendere

ed interiorizzare il messaggio; di conseguenza i bambini acquistano fiducia nei confronti dell’interlocutore adulto instaurando in tal modo una relazione positiva.

L’intervento dei genitori diventa così una sorta di bussola che consente ai figli di orientarsi e imparare a definire cosa è consentito fare e cosa non lo è comprendendo pian piano le motivazioni sottese a quel tipo di scelta.

Del resto è così anche nel mondo adulto: in qualsiasi ambito lavorativo, i capi più bravi e più rispettati dai dipendenti non sono quelli che minacciano “punizioni”.

Vi è una netta differenza tra un capo autorevole e leader ed uno autoritario e dispotico. È fin troppo facile capire quanto il secondo, se li ottiene, conseguirà risultati di qualità inferiore ri- spetto al primo e soprattutto non duraturi.

Rimane inteso che i genitori hanno il compito di insegnare le buone maniere e di farle rispettare proprio come un capo ha il diritto e il dovere di porre regole e limiti al proprio personale.

Se un bambino non vuole mettersi sciarpa e cappello prima di uscire non è per dispetto ma perché magari in casa ha caldo enon è ancora in grado di capire che fuori fa freddo. È illogico punirlo per questo. Piuttosto è utile portarlo fuori senza sciarpa ecappello così sentirà freddo e chiederà subito di potersi coprire. Le esperienze aiutano maggiormente i bambini, specie sepiccoli, negli apprendimenti.

Se permettiamo loro di sperimentare ci saranno buone probabilità che capiscano meglio le motivazioni delle nostre richieste nei loro confronti. Ed è importante fare questo fin dall’inizio perché i bambini, se amati e rispettati, seguiranno con enorme piacere le indicazioni e i consigli dei propri genitori.

L’infanzia dura poco e non va sprecata con ordini e divieti che rischiano di diventare il sottofondo della vita dei bambini.

Se alla base vi è amore e rispetto prima o poi tutti imparano senza dover incorrere in punizioni!

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