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  • Immagine del redattoreDott.ssa Marta Falaguasta

Non chiamateli capricci!

Perchè i bambini fanno i capricci?

Per rispondere a questa domanda, secondo me, non si può prescindere dal farne un’altra: cos’è un capriccio e da dove ha origine.

Una definizione vera e propria di capriccio in riferimento ai bambini non la si trova da nessuna parte e questo, a mio avviso, è il punto di partenza per cercare allora di dare un senso a quei comportamenti bizzarri e fastidiosi che spesse volte i bambini mettono in atto in momenti per lo più inopportuni e inaspettati.

Anche il capriccio, proprio come il riso e il pianto, è una forma di comunicazione che il bambino utilizza relazionandosi con l’adulto; il capriccio in tal senso viene inteso quindi come l’espressione di un disagio che non riuscendo ad esternare con le parole, data la giovane età, viene espresso con questa particolare modalità.

Forse allora è più opportuno parlare di modalità di risposte ad un disagio provato.

I cosidetti capricci altro non sono che i noti scatti d’ira e nervosismo che accompagnano noi adulti in determinati periodi o momenti della nostra vita.

L’unica differenza è che gli adulti sono piuttosto consapevoli della motivazione rispetto a quel comportamento.

Perchè a un bambino capita di comportarsi in modi inappropriati, di buttarsi per terra al supermercato per un pacchetto di patatine negato o di non voler andare a scuola o in piscina?

Un motivo c’è e nella maggior parte dei casi, la risposta è nel tipo di relazione che si ha con il genitore.

“I bambini, specie se molto piccoli, fanno tanti capricci e non sempre è facile gestire questi loro momenti che sembrano alle volte eterni.

Questo è quello che si crede erroneamente…per una sorta di cultura dell’infanzia sbagliata in cui si crede senza neanche sapere perché. Ed anche io, per un periodo, ho creduto nei capricci e nell’intenzionalità del bambino di creare momenti o talvolta situazioni di davvero difficile gestione da parte dell’adulto.

Oggi so che i capricci altro non sono che una risposta dell’evoluzione della parte emozionale del cervello del bambino che è ancora in via di sviluppo.

Dovremmo infatti rimanere nelle pance delle nostre mamme per trentasei mesi di vita per nascere completamente maturi dal punto di vista cerebrale ma questo logisticamente non è possibile e quindi l’ambiente diventa davvero di fondamentale importanza per contenere e supportare l’evoluzione cerebrale del nostro cervello.

Quando il bambino comincia a perdere il controllo delle sue emozioni entra in un circolo vizioso in cui diventa egli stesso vittima della situazione creata proprio da lui.

E questo accade proprio perché il suo cervello ancora terribilmente immaturo non riesce a gestire le sue emozioni. Cosa può fare a questo punto l’ambiente e quindi nella fattispecie il genitore?

Il cervello del bambino è chiaramente momentaneamente in tilt, vittima proprio della sua immaturità emotiva e il bambino manifesta questo suo limite urlando, agitandosi o dimenandosi; di fronte a questi comportamenti risulta piuttosto assodato che risposte di tipo a loro volta aggressive quali grida, occhiatacce e altro non fanno che colludere e amplificare tutto.

Ovviamente non esiste un metodo certo e assoluto per risolvere queste situazioni,dipende da caso a caso e da bambino a bambino. Ma tentare la via dolce per cercare di rasserenare il bambino e quindi il genitore ne vale sicuramente la pena.

Sembra molto più produttivo per il ritorno alla quiete un atteggiamento calmo e rassicurante, fargli sentire un contatto fisico e che si è dispiaciuti di vederlo cosi.

Non parlo solo da addetta ai lavori…bensì da mamma.

Ho due bimbi piccoli e, consapevole comunque delle differenze individuali di ognuno di noi, mi rendo conto che maniere più aggressive o anche fredde e distaccati e altro non fanno che peggiorare la situazione. Parlare, utilizzando chiaramente un linguaggio semplice e rassicurante, è sicuramente un altro ingrediente utile al ritorno alla serenità di tutti: bambino e genitore.

Raccontare per esempio al bambino di aver provato il loro disagio quando si era piccoli come loro è un aiuto valido in queste situazioni perché in questo modo si entra in maniera empatica nel loro mondo e si dialoga ad un livello più o meno uguale dove il genitore, troppo spesso idealizzato da parte del bambino, diventa invece una persona capace di sintonizzarsi con la sua emotività.

Anche per i capricci pare vigere la regola che sia meglio prevenire che curare. Sembra infatti che il gioco, le risate e le coccole stimolano la produzione di ormoni con effetto oppiaceo, che generano uno stato di calma e benessere.Avere un atteggiamento autorevole e non autoritario prestando benefiche attenzioni è alla base di un bimbo sereno e poco incline al capriccio.

Osservare inoltre i propri figli, conoscerli giorno per giorno, mantenendo al contempo un occhio critico, consente di imparare a conoscerli in tutte le loro manifestazioni e quindi anche a capire come meglio intervenire. Spesso noi genitori facciamo un errore fondamentale: dimentichiamo che un bambino, seppur piccolo, è una persona e come tale va rispettata e capita.

Il bambino che fa continuamente capricci sta manifestando un disagio proprio come un grande che magari a causa di stress o stanchezza o altro ha repentini sbalzi d’umore…perché allora spesso siamo molto più indulgenti con noi stessi o altri adulti e con i bambini no?”

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